domenica 15 aprile 2007

La colorimetria e misurare le ombre: pratiche ed interpretazioni

La colorimetria è una disciplina il cui cantiere di lavori è ancora aperto. Ecco che diventa però fondamentale ricostruire la sua storiografia, attenzione però, questa infatti diventa importante per ricostruirne le tappe in coerenza con una teoria generale del momento e per aprire varchi in futuro, non certo motivo di una storicizzazione che ha per obiettivo la storia come soggetto e quest’ ultima fatta di tappe sancite da inizi e conclusioni deterministici. Compito di questa disciplina è la specificazione del colore mediante numeri (Oleari 1998), ma la questione diventa complessa nel momento in cui ci si chiede quali misure adottare e come farlo. Diciamo che la colorimetria prende connotati di una teoria di tipo “induttivo” in un certo senso: parte dal colore ma come fenomeno isolato: è anche vero che il mio riferimento è parzialmente sbagliato in quanto il colore poi in se ha molte caratteristiche che ne fanno un’ unità costituente composta da più elementi. Tornando al discorso sulle fasi storiche e della loro importanza ecco qui la suddivisione che Claudio Oleari propone :





I modi di presentare il colore possono essere :

modo-illuminante e riguarda la visione diretta di una sorgente, modo-oggetto e riguarda la visione di un oggetto illuminato avente riflessione diffusa o trasmissione diffusa della radiazione, modo-apertura e riguarda il colore di apertura e cioè quando la radiazione prima di entrare nell’ occhio attraversa l’ apertura di un diaframma e l’ occhio mette a fuoco il bordo dell’ apertura con lo scopo di non considerare quella visione data da una sorgente o da un oggetto: la radiazione che entra nell’ occhio ha raggi omogenei che hanno una uguale decomposizione spettrale. Ecco che la disciplina prende diverse visioni (potremmo parlare di interpretazione aperta sul modello di Eco:Opera aperta?) le quali però poi hanno una visione coerente. Il colore visto nel modo-oggetto viene allora detto colore d’ oggetto(autoluminoso o superficiale).Per noi interessantissimo il modo-apertura dove nel caso di una considerazione esclusiva della sua radiazione e della sua decomposizione spettrale possiamo quantificare numericamente (colore psicofisico) , ma nel caso dell’ ombra ad esempio non vi è una possibilità di quantificazione precisa in quanto entriamo nei problemi del colore percepito (fuori dal colore psicofisico) e della “colour appearance” e il colore “non è visto in modo apertura”.

Ecco la risposta di Claudio Oleari alla mia domanda relativa alla misurazione dell’ ombra:

Domanda: Mi sono accorto che le ombre non sono tutte uguali dal punto di vista del colore infatti tendono verso il colore dell' oggetto il quale le proietta. Mi potrebbe dare qualche indicazione di come fare a misurare tale colore piu o meno precisamente. Potrei calcolare il colore di alcune situazioni reali come quello delll' ombra di una sedia rossa ad esempio secondo le formule date nel suo Misurare il colore?

Risposta: Gentile lettore del nostro libro, mi fa piacere ricevere il suo mail.
Il fenomeno che lei ha colto fu studiato da Goethe ed è oggi uno dei
punti della "colour Appearance". In questo caso il colore che osserva è
contestualizato, non è visto in modo "apertura", secondo cui è impostata
tutta la colorimetria psicofisica. La "colour appearance" è oggetto di
studio di frontiera (anche se è studiata da molto tempo) ma non è ancora
giunta a una teoria consolidata. Esitono molti modelli, dei quali i più
importanti sono frutto del lavoro di comitati tecnici della CIE e vanno
sotto il nome di CIECAM (cioè CIE Colour Appearance Model). Il più
recente è il CIECAM02 del 2002. Sono modelli molto complessi. Comunque
questi modelli partono sempre dal colore visto in apertura e sulla base
della interazione di questi e dell'illuminante giungono a dare una
specificazione del colore apparente.
Ogni misurazione riguarda una grandezza fisica (per es. il fattore di
riflessione spettrale) ed è poi il modello che porta alla specificazione
del colore apparente. Il colore apparente non è misurabile direttamente
con uno strumento, a meno che questo non abbia in se implementati gli
algoritmi della Colour Appearance.
Spero di avere risposto.
Guardi il libro
Fairchild MD. Color Appearance Models. 2nd Ed., Wiley-IS&T, Chichester,
UK, 2005
Buone cose
Claudio Oleari


Ecco che studiare l’ ombra ha sempre interessato l’ artista, il poeta, lo scrittore (es.Goethe), ma meno il fisico, il matematico ecc... C’ è da dire la grande importanza di questa nell’ architettura e nell’ ingegneria, ma tali necessità non nascono certo da quelle proprie della statica o dalla meccanica, si riferiscono piuttosto a problemi di ordine psico-spaziale e tali problemi spesso investono quelli della statica o quant’ altro di “scientifico” (sempre se si pensa che la scienza vada al di fuori di materie “umanistiche”). Ecco che il ragionamento (la filosofia) può aiutare ed ha sempre aiutato ad arrivare a conclusioni utili per la matematica, fisica, ecc..Qui un’ analisi della differenza (da considerare sempre che la scansione non è realtà quanto la fotografia) tra i colori disegnati ed i colori reali (da fotografia). Abbiamo posto al centro l’ importanza dell’ ombra e come questa vari i colori; c’ è da aggiungere quanto i pittori spesso esagerino con i colori. Si può notare come il rosso sia sempre più presente nel disegno e poi vi sono due tendenze: l’ una di considerare l’ ombra nera, l’ altra colorata (nostro caso). Prendendo atto che questo secondo è l’ atteggiamento giusto dobbiamo però dire che vi è una tendenza ad esagerare da parte dei pittori i quali si sono accorti che l’ ombra abbia un colore oltre al solito nero.

Ho osservato che tolta la superficie su cui viene proiettata l’ ombra vada in un certo senso oltre il nero in quanto ad esempio fa diventare nera una superficie bianca, quindi come lo sbiancatore che fa perdere i colori qui vi è un “aneritore” che li fa acquistare in favore del nero: l’ ombra metafisica è nerissima. Particolarmente precise sono le ombre di Vermeer, per il resto vi sono molte carenze. C’ è da notare che nel momento dell’ avvento del digitale si sono fatti molti progressi nella misurazione del colore però siamo di fronte a due fenomeni: da una parte i vecchi maestri figurativi non ne vogliono sapere di utilizzare alcuni strumenti digitali come mezzi di esplorazione e di studio, dall’ altra i giovani artisti aperti o meglio coinvolti e nati nell’ era della digitalizzazione si rifiutano di utilizzarli per lo studio in pittura in quanto l’ arte va al di la di questa, della scultura e dalla rappresentazione figurativa. La vittoria dell’ arte in quanto arte poichè esposizione e i nuovi vecchi valori (intenzione artistica, concettuale, concettuale del concettuale, ecc…) hanno valorizzato le telecamere e le fotocamere digitali svalutando proprio il digitale stesso (l’ eccezione è presente in quegli artigiani della costruzione 3d e del fotomontaggio ecc..). Ma l’ arte potrebbe andare oltre la pittura olandese e al fotorealismo? Non sappiamo se è una domanda da porci, oggi sicuramente si potrebbe iniziare da una semplice presentazione di questo genere: abbiamo preso diverse situazioni in cui abbiamo eseguito dei disegni e delle fotografie per poi misurare il colore in RGB campionando cinque punti di una sezione e facendo una media di questi, la quale determina il colore approssimativo della sezione; il tutto diventa un confronto tra il pittore e la realtà: